venerdì 24 ottobre 2008

Tocai - Friulano

Ma come mai questo splendido vino è -anche commercialmente- così poco fortunato?

Se ne è parlato un sacco sulla stampa per via della battaglia (persa) con il tokaj ungherese;

è difficile trovarne di vinificato veramentre male; si trova a prezzi più che dignitosi; arriva da una delle zone più vocate d'Italia (almeno per i bianchi); eppure...



Va be', andate in enoteca- NOOO, non al supermercato - orrore!!!

Andate in enoteca e provate una bottiglia di Tocai, magari del Collio.

Se avete la fortuna di trovarlo vi suggerisco "Friulano Doc Gradis'ciutta": un bel esempio di affinamento senza legno. Vino esuberate ma estremamente pulito, con acidità e mineralità che bilanciano perfettamente i 13,5 gradi.

Altrimenti chiedete al gestore dell' enoteca un consiglio (cosa che in GdO non potete fare)

lunedì 6 ottobre 2008

Il punto sul Brunello di Montalcino



Ricorderete che durante il Vinitaly dello scorso Aprile, venne agli orrori della cronaca un non meglio identificato "scandalo Brunello". I primi toni furono molto allarmisti, come al solito i media cercarono la notizia bomba senza fare un minimo di informazione seria.
L'Espresso arrivò a titolare in copertina "Velenitay".
Da allora si dibatte e ribatte fra addetti ai lavori e enoappassionati, ma il consumatore medio?
Sà il nostro cliente, colui che la bottiglia la paga e la beve, cosa è successo allora?
E dopo, a riflettori spenti?

Forse no e siccome sono convinto che chi apprezza un buon bicchiere, almeno una volta si è posto queste domanda, ecco di cosa si parlò e di cosa si continua a parlare:

Il Brunello di Montalcino è prodotto con uva Sangiovese, una particolare varietà detta Sangiovese Grosso. Deve essere prodotto in purezza cioè solo con quest' uva.
Il Brunello è prodotto così per due motivi fondamentali, uno storico ed uno legale.
Il secondo deriva dal primo e si chiama disciplinare: è quell' insieme di regole che i produttori si sono dati per poter chiamare il loro vino Brunello di Montalcino.

il 3 Aprile scorso la procura di Siena indaga un certo numero di aziende produttrici con l'accusa di aver tagliato il loro Brunello con Cabernet e Merlot
Nomi grossi come Antinori, Banfi, Argiano e Frescobaldi
Le indagini proseguono e la lista degli indagati aumenta.

Il Merlot e Il Cabernet sono vitigni internazionali, conferiscono nel taglio alcune caratteristiche molto apprezzate dai mercati mondiali.
Non è robaccia intendiamoci, con Merlot e Cabernet si producono alcuni dei più grandi vini del mondo, alcuni di questi in Toscana e molti proprio in concorso con il nostro Sangiovese.
Semplicemente il Brunello di Montalcino no! Il Brunello deve essere fatto solo con Sangiovese Grosso.
Quindi nessuno ha avvelenato nessuno ma qualcuno, come al solito, è usito dalle regole.
Perchè questa pratica, considerato che non è una questione di risparmio economico?
Per svecchiare il gusto del Brunello, per renderlo più appetibile ai mercati mondiali, per riuscire a stabilizare annate diverse alle quali il Sangiovese è molto soggetto e anche perchè forse il Sangiovese non basta a produrre tutto il Brunello che si vende.

Dopo un periodo di imbarazzante silenzio da parte dei produttori e del consorzio, oggi - graize sopratutto al mondo dei Blog - ed in particolare al giornalista Ziliani (vino al vino), si è aperto un acceso dibattito.
Mercato o tradizione, identità o denaro, global o noglobal.

Alcuni produttori hanno preso la palla al balzo (con le mani ancora sporche di marmellata) per dichiarare che il Brunello va svecchiato, che il 100% in natura non esiste e che insomma: "Noi produciamo milioni di bottglie e se non piacciono agli americani a chi cacchio le vendiamo?"
Dall'altra parte i produttori più legati alla tradizione (spesso quelli più piccoli) ricordano che nessuno vieta di produrre un vino blend a Montalcino, basta dichiararlo e non chiamarlo Brunello.
Ricordano che la "ricetta brunello" è quella che ha fatto della zona una delle campagne più ricche del mondo e che un vino internazionale andrebbe a contendersi un mercato molto affollato.
Lo schieramento del nuovo però pare non voglia rinunciare al prestigioso nome: pretendono di mettere mano al disciplinare e cambiare le regole sulla carta dopo che lo hanno già fatto nella bottiglia.

Venerdì presso l'univerità di Siena si è tenuto un dibattito fra i due schieramenti:
10000 contatti per seguirlo in diretta sulla rete e grande interesse fra gli addetti ai lavori

Io sarei molto interessato a sapere cosa ne pensa il consumatore medio, quello che quei vini li compra, quello che quei nomi li conosce e magari li reputa(va?) il top.
A parte la questione meramente morale/legale, mi piacerebbe sapere se questa difesa delle unicità, del territorio, delle tradizioni, è una pippona mentale da appassionati o meno.
Sapendo che non sono gli appasionati a fare il mercato e che i due schieramenti difendono la propria fetta di mercato al di la di prosa e poesia.

Anzi, vediamo se riesco ad inserire un sondaggio...

Riuscito :-) qui a dx!